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Riflessioni sullo Stretching

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Con il termine stretching

si intende letteralmente: allungamento, nella fattispecie riferito alle masse muscolari.

In questo breve articolo cercheremo di chiarire alcuni aspetti e significati che riguardano questa pratica.

Per comprendere appieno che cosa avviene durante un’azione di stretching, gli scopi e l’utilità, dobbiamo innanzitutto conoscere:

  • come è fatto un muscolo
  • quali sono gli elementi che lo compongono
  • come interagiscono fra loro

IL MUSCOLO

  • È un organo a tutti gli effetti, possiede:
  • una vascolarizzazione,
  • un’innervazione,
  • la materia contrattile
  • tessuti connettivi

VASCOLARIZZAZIONE

È il sistema di vasi sanguigni composto da arterie e vene che presiede all’irrorazione dei tessuti muscolari, assicurando i necessari scambi di sostanze e di gas.

INNERVAZIONE

L’innervazione consente l’invio al muscolo degli stimoli nervosi, in seguito ai quali si genererà la contrazione muscolare.

Gli stimoli nervosi sono definiti volontari quando vengono indotti dalla diretta volontà dell’individuo che si propone di compiere azioni che si concretizzano attraverso la contrazione dei muscoli interessati.

Sono invece definiti involontari gli stimoli nervosi che giungono ai muscoli ma non sono frutto di una decisione cosciente dell’individuo, ad esempio la respirazione o il ritrarre una mano da una superficie  che scotta.

LA MATERIA CONTRATTILE

È il tessuto che svolge la funzione principale alla quale sono chiamati ad adempiere i muscoli.

Sono le cellule proprie del tessuto muscolare, le fibrocellule muscolari, costituite dalle miofibrille, che lo rendono in grado di contrarsi, accorciandosi, in seguito ad uno stimolo nervoso volontario o involontario.

I TESSUTI CONNETTIVI

Sono i materiali che fanno parte del muscolo ma non svolgono funzioni contrattili e possiamo dividerli in due categorie:

Elementi Elastici in Parallelo

All’interno del muscolo si trovano tessuti che formano le fasce legamentose le quali vanno a costituire i “contenitori” della materia contrattile vera e propria. Vengono denominati Elementi Elastici in Parallelo perché sono collocati parallelamente alla materia contrattile.

Elementi Elastici in Serie

Sono I tendini che trasmettono il movimento generato dal muscolo all’osso o al tessuto di riferimento.

ALLUNGARE UN MUSCOLO

Un muscolo può essere allungato, “stretchato”, attraverso l’applicazione di una forza esterna, sia quando è rilasciato, ovvero decontratto e in questo caso parleremo di stretching passivo, sia quando è contratto e parleremo di stretching attivo.

Stretching passivo: allungare un muscolo decontratto.

Si promuove l’allungamento attraverso l’azione di una forza esterna applicata ai capi del muscolo che la subisce passivamente.

Per comprendere appieno cosa avviene dobbiamo sapere che i muscoli nella sede naturale anatomica che trovano nel corpo umano non possono essere allungati in modo significativo.

Inizialmente viene allungata la materia contrattile che non oppone un’apprezzabile resistenza senza ottenere un’altrettanto significativo accumulo di energia elastica.

– Solo in una piccola percentuale nella fase finale dell’azione di stretching si assiste all’allungamento degli Elementi Elastici in Parallelo e degli Elementi Elastici in Serie.

Come si può osservare nell’ azione di flessione della gamba sulla coscia l’allungamento finale del muscolo è decisamente ridotto

Al termine dell’azione indotta di allungamento il muscolo grazie all’energia elastica accumulata si riporterà immediatamente alla lunghezza e allo stato iniziali.

Non vi sono quindi evidenze di utilità di questa pratica in relazione all’attività motoria sia in termini di preparazione all’attività, quello che viene comunemente denominato “riscaldamento”, che in termini di defaticamento.

Stretching attivo o dinamico: allungare un muscolo decontratto.

Diversa è la questione se andiamo a trattare lo stretching attivo o dinamico.

In questo caso si tratta di allungare il muscolo quando è contratto, situazione nella quale gli elementi contrattili composti dai filamenti di Actina e Miosina formano saldi legami denominati “ponti” che hanno lo scopo di promuovere la contrazione e il conseguente accorciamento del muscolo.

In questa condizione il muscolo opporrà una forte resistenza all’allungamento alla quale parteciperanno attivamente tutte le strutture, in particolare, la materia contrattile che, a differenza di ciò che avveniva nello stretching passivo, accumulerà una significativa quantità di energia elastica che sarà restituita immediatamente al termine dell’allungamento e si sommerà alla forza prodotta dal muscolo ottenendo una performance superiore a patto che la si sfrutti istantaneamente.

L’esempio più semplice e intuitivo è il rimbalzo per compiere un  successivo salto in alto.

Il peso del corpo in caduta nell’atto di presa di contatto con il suolo provoca l’istantaneo allungamento della muscolatura interessata contratta

L’energia elastica accumulata sarà istantaneamente restituita e sommata all’immediata successiva contrazione della muscolatura ottenendo una spinta finale che sarà la somma della forza naturale prodotta dal muscolo e dell’energia elastica restituita con un significativo miglioramento della performance finale.

Attenzione però, è d’obbligo un’osservazione.

L’energia elastica accumulata nello stretching dinamico, per poter essere capitalizzata e quindi utilizzata attivamente, deve obbligatoriamente essere immediatamente seguita dalla contrazione attiva della muscolatura proprio come nell’esempio del rimbalzo.

Infatti senza la rapida continuità in sequenza:

allungamento-contrazione

L’energia elastica sarà dissipata in calore.

Dovendo dare un significato a questa pratica, quali considerazioni fare, a cosa serve e a cosa non serve lo stretching?

– Non può migliorare la forza muscolare, altri sono i meccanismi e i fattori implicati.

– Non può essere impiegato come avviamento motorio, in gergo chiamato “riscaldamento”, con un fondo di saggezza nell’uso di questo termine che indica l’indurre l’innalzamento della temperatura corporea allo scopo di facilitare gli scambi metabolici.

– Non può migliorare la mobilità articolare, dopo ogni azione di allungamento il muscolo torna esattamente allo stato iniziale.

A questo aspetto concorrono molteplici componenti: stato degli apparati legamentosi propri delle diverse articolazioni, condizione delle superfici cartilaginee articolari, dimensione delle masse muscolari, età del soggetto ecc.

– Non interviene nell’azione di defaticamento, non avendo alcuna azione nell’eliminazione dell’acido lattico o nella ricostituzione di ATP

– Non interviene nel miglioramento del tono muscolare che rappresenta esclusivamente la capacità d’intervento della materia contrattile.

Alla luce di quanto abbiamo potuto verificare possiamo certamente fare almeno due considerazioni:

Lo STRETCHING PASSIVO  non ha un significato funzionale in diretto riferimento all’attività motoria. Questo perché non si ottiene un’apprezzabile quantità di energia elastica a seguito dell’allungamento delle componenti muscolari quando il muscolo è decontratto.

Inoltre non appena la forza esterna che ha provocato l’allungamento cessa, il muscolo torna immediatamente allo stato iniziale.

Abbiamo potuto analizzare gli indubbi vantaggi offerti dal corretto uso dello STRETCHING ATTIVO O DINAMICO che permette il miglioramento della performance finale sfruttando la restituzione della forza elastica, che nel muscolo contratto e allungato forzosamente raggiunge una quota significativa e va a sommarsi vantaggiosamente alla forza sviluppata dal muscolo per compiere un’immediata successiva azione motoria.